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Filippine parte seconda: Palawan

Continua il nostro viaggio nelle Filippine in questa seconda parte, dopo aver passato 5 giorni sull’isola di Panglao e vissuto tante esperienze indimenticabili (se ti sei perso la prima parte, leggi anche Filippine parte prima: Panglao e Bohol).

Abbiamo terminato la prima parte del racconto all’aeroporto di Tagbilaran per partire per la prossima tappa, facendo scalo a Manila. 

 

Arrivo a Palawan

Nel primo pomeriggio siamo così atterrati a Puerto Princesa, sulla bellissima e lunghissima isola di Palawan, dove ci attendeva il nostro autista per portarci all’hotel prenotato. Guardando la posizione della struttura sulla mappa, ci era sembrato che non fosse troppo lontana né dall’aeroporto né dal centro della cittadina. Tuttavia, già mentre eravamo nel nostro taxi privato, ci siamo subito resi conto delle enormi distanze e dei tempi di percorrenza infiniti. 

Siamo così arrivati alla Gilin Pension, una pensione molto carina ed elegante con un grande giardino dove potersi rilassare. Unica pecca, la posizione molto periferica di cui appunto non ci eravamo resi conto.

 
 

Puerto Princesa

Puerto Princesa è il capoluogo dell’isola di Palawan ed è una città piuttosto caotica e trafficata. In sé non ha nulla di particolare e viene usata spesso solo per l’aeroporto di arrivo o come punto di partenza per alcuni tour, primo fra tutti quello per l’Underground river.

Giunti in hotel, ci siamo accordati con il titolare della struttura per 2 tour in programma per il giorno successivo: quello al fiume sotterraneo (già prenotato in anticipo visto il numero limitato di accessi giornalieri, circa 500 persone) ed uno serale con cena in barca in una laguna dove si possono osservare le lucciole.

Quella sera ci siamo riposati un po’ e siamo andati a cercare un ristorante dove poter cenare. Ci siamo accordati con un autista di tricycle, il tipico “taxi” filippino, per lasciarci in un ristorante consigliato da lui, Ka inato main branch, aspettandoci per poi riaccompagnarci in hotel.

 

Partenza per il Subterranean River National Park

La mattina seguente, dopo aver fatto colazione, abbiamo atteso il minivan che ci avrebbe portati al villaggio di Sabang dopo varie soste per prelevare il resto del gruppo.

Il nostro tour, costato circa 1200 PHP a testa (poco più di 20 €), comprendeva: pick up dalla pensione, guida, entrata al parco, tassa ambientale, trasferimento in barca con giro nel fiume sotterraneo e pranzo a buffet.

 

 

All’ingresso del Subterranean River National Park - coppia in viaggio - underground river puerto princesa - filippine parte seconda palawan
All’ingresso del Subterranean River National Park

Durante il viaggio, la nostra guida ci ha informati che l’attesa per l’Underground river sarebbe stata piuttosto lunga, per cui ci ha proposto di fare un’escursione fuori programma durante l’attesa. 

 
ugong rock cave - coppia in viaggio - filippine parte seconda palawan - puerto princesa
Davanti l’ingresso delle grotte all’Ugong Rock

Ugong Rock

Dopo circa 2 ore di viaggio e poco prima di arrivare a Sabang, ci siamo fermati all’Ugong Rock, una formazione calcarea situata nel paesaggio pittoresco del Barangay Tagabinet. 

Il tour consiste in circa un’ora di camminata attraverso strette crepe e caverne, passando attraverso delle anguste feritoie e salendo scale talmente strette da permettere a malapena il passaggio alle persone più in carne. Verso la metà del percorso, ci siamo arrampicati su una parete rocciosa verticale con l’aiuto di un’imbracatura a corda. 

 

Non è un’impresa impossibile: noi infatti siamo riusciti a farlo tranquillamente nonostante le infradito!

 

Il fiume sotterraneo

Terminato il tour nelle grotte, siamo andati al porto di Sabang dove ci siamo imbarcati per arrivare al Subterranean River National Park. Abbiamo scattato qualche foto sulla bella spiaggia, ammirando le scimmiette sugli alberi ed i varani che passeggiavano a pochi passi da noi. 

Nel frattempo era ormai quasi arrivato il nostro turno per entrare con la barchetta a remi nel fiume sotterraneo. Ci hanno fatto indossare i giubbotti di salvataggio e gli elmetti, ci hanno fornito un’audioguida e siamo così saliti con il nostro gruppo sulla barchetta.

L’Underground river è una delle 7 meraviglie naturali del mondo e non potevamo certo perdercelo durante questo nostro viaggio nelle Filippine. Si tratta del fiume sotterraneo più lungo del mondo. E’ lungo oltre 8 km ma le escursioni ne percorrono solo 1,5 km, per una durata di circa 40 minuti di navigazione tra andata e ritorno.

 

 

filippine parte seconda: palawan - navigando il fiume sotterraneo - fiume al buio
Underground River - Puerto Princesa

Siamo così entrati nella grotta calcarea, uno dei più lunghi tunnel del mondo percorsi da un fiume navigabile. Durante il percorso, la guida indicava i punti di interesse con l’aiuto di una torcia. La grotta, in alcuni punti altissima, in altri talmente bassa da dover abbassare la testa, è ricca di stalattiti e stalagmiti dalle forme particolarissime. Si vedevano numerosissimi pipistrelli ed inoltre l’audioguida ci ha informati della presenza di serpenti, scorpioni e ragni, che sono più che felice di non aver incontrato!

 

 

Tornati al porto di Sabang in barca, siamo andati al ristorante dove ci attendeva il nostro pranzo a buffet. Abbiamo mangiato per lo più pesce fresco e piatti tipici filippini e ci siamo riposati un po’ prima di ripartire per Puerto Princesa.

 

 

Firefly Watching Tour

Tornati in hotel, ci siamo rinfrescati e ripartiti quasi subito per il tour serale prenotato: l’osservazione notturna delle lucciole dalla barca. Il taxi di Gilin Pension ci ha accompagnati al porto di Puerto Princesa, dove ci attendeva la nostra imbarcazione. 

Dopo una navigazione all’interno del golfo, ci siamo accostati ad una chiatta in mezzo al mare, adibita a ristorante. Siamo così saliti a bordo ed abbiamo cenato a buffet, con l’accompagnamento di musica suonata dal vivo da un gruppo locale. Terminata la cena in tutta calma, siamo saliti di nuovo a bordo della barca che ci ha portati all’imbocco di un’insenatura fluviale, dove iniziava la foresta di mangrovie

 

Il buio era totale, fatta eccezione per la luce delle torce dei barcaioli.

Abbiamo così navigato in mezzo alle mangrovie, mentre la guida ci spiegava qualcosa sulla natura delle lucciole e ci indicava le costellazioni con la luce laser. Poi all’improvviso le abbiamo viste: le lucciole erano ovunque e quando si trovavano sulle mangrovie le trasformavano in “alberi di Natale”. Uno spettacolo molto suggestivo ed un modo alternativo per passare la serata. Questo tour, inoltre, fa parte di un programma di turismo sostenibile gestito dalla comunità, divenendo così un modo per finanziare quest’ultima.

 
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Il viaggio della speranza per Port Barton

Terminava così nostro secondo giorno a Puerto Princesa.

La mattina successiva ci attendeva il minivan per andare verso la prossima tappa: Port Barton. Si tratta di un paesino di pescatori situato a Nord di Palawan, sviluppato interamente sulla spiaggia con alle spalle nient’altro che giungla. La meta ideale per chi vuole solo rilassarsi senza pensare a niente!

 
Port Barton Beach at sunset - coppia in viaggio - bangka - filippine parte seconda: palawan
Port Barton Beach

Il viaggio è stato piuttosto lungo e movimentato

Abbiamo percorso per circa 5 ore strade piene di curve e buche che non vedi neanche a Roma, con un abile autista che non si preoccupava dei limiti di velocità. 

Circa a metà strada una pattuglia ci ha fermati per controllare che non avessimo portato con noi dei manghi dal sud di Palawan. A quanto pare è una pratica abbastanza comune per evitare contaminazioni e modificare l’ecosistema del nord dell’isola.

Arrivati allo svincolo per Port Barton, pensavamo di essere praticamente arrivati visto che mancavano solo 30 km circa. Ma ovviamente ci sbagliavamo in quanto la strada era inesistente, una zona sterrata strapiena di buche in mezzo alla giungla con un’ambientazione in stile Jurassic Park. Una volta arrivati a destinazione, però, ci siamo resi conto che ne era davvero valsa la pena.

All’entrata del paese, abbiamo pagato una tassa ambientale e hanno preso i nostri nomi per il registro visite. Da qui abbiamo camminato per quasi 2 km sulla spiaggia fino a giungere al nostro alloggio. Ti dico solo che da quel momento ci siamo tolti le scarpe e non le abbiamo quasi più messe.

 

 

La nostra capanna sulla spiaggia

Due cuori e una capanna: quale espressione migliore per descrivere questi due giorni stupendi!

Il nostro alloggio infatti altro non era che una capanna direttamente in spiaggia, a 3 metri dal mare, che aveva solo l’essenziale. Quattro mura di legno, un tetto e, al posto delle finestre, delle zanzariere con le tendine che lasciavano entrare la brezza di mare. E ovviamente un letto e un bagno. La capanna fa parte di BeachCottages Hummingbird, un insieme di cottage sulla spiaggia gestiti da una signora anziana molto cordiale e ospitale.

 

 

port barton capanna sulla spiaggia. - due cuori e una capanna - filippine parte seconda: palawan
La nostra capanna sulla spiaggia

Cosa abbiamo fatto due giorni in questo paradiso terrestre?

Assolutamente nulla.

Ma non quel nulla noioso che rende le giornate interminabili e non vedi l’ora che il tempo passi. Quel nulla è durato anzi troppo poco e non so che darei per poter di nuovo svegliarmi la mattina con il rumore e l’odore del mare e scendere direttamente in spiaggia senza dover mai indossare le scarpe. Tuffarmi a mare a qualsiasi ora volessi del giorno e della notte. Mangiare pesce appena pescato (a prezzi ridicoli) con i piedi direttamente nella sabbia. Sorseggiare una birra fresca mentre una musica soft si accompagnava al suono delle onde…

 

 

Sembrava di essere finiti in un’altra dimensione.

In questo luogo completamente fuori dal mondo la corrente elettrica arrivava soltanto in certi orari. Infatti la sera giravamo con una torcia mentre tornavamo via spiaggia alla nostra capanna. Ma la usavamo solo in quel frangente: era così bello guardare le stelle al buio più totale, senza avere intorno le luci dei centri abitati per chilometri e chilometri.

La mancanza di elettricità è stato un bene per noi, anche perché così non usavamo quasi per niente il cellulare. Senza elettricità, senza cellulare e senza scarpe! 

A questo proposito ricordo che una sera avevo portato con me le scarpe da mare, ma solo perché volevamo fare un giro dentro il paese (girato tra l’altro in meno di 10 minuti). Siamo così tornati in spiaggia per cenare in uno dei ristorantini, portando le ciabatte in mano, per poi passeggiare in riva al mare. Soltanto dopo più di un’ora mi sono resa conto di essermi completamente dimenticata delle scarpe, abbandonate sotto al tavolo del ristorante. Ovviamente non le ho più trovate a quel punto, ma con la mente totalmente sgombra e rilassata non ci ho neanche pensato più di tanto.

 
port barton relax nel mare al tramonto - coppia in viaggio - filippine parte seconda: palawan

Verso El Nido

Con la pace dei sensi abbiamo così lasciato, dopo due giorni e a malincuore, quel luogo paradisiaco. Per fortuna la vacanza non era ancora terminata, ma in quel momento, mentre partivamo da lì, ci sembrava che lo fosse.

Un minivan ci attendeva per portarci ancora più a nord dell’isola. Stava per iniziare l’ultima tappa di questo fantastico viaggio!

Continua…

Filippine parte terza: El Nido

 

Leggi anche Filippine parte prima: Panglao e Bohol e Filippine!

 

 

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