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Ruderi di Poggioreale, la città fantasma

Durante il nostro viaggio in giro per l’Italia, abbiamo trascorso alcuni giorni in Sicilia, la regione natale del mio partner. Dopo le Dolomiti e la Campania (puoi leggere i nostri articoli sul Lago di Braies e su Paestum), toccava ora a questa stupenda regione che ha sempre esercitato su di me un fascino particolare.

 

La città fantasma di Poggioreale

Una delle nostre prime tappe sono stati i ruderi di Poggioreale, nella Sicilia occidentale.

I ruderi di Poggioreale rappresentano una delle location più suggestive e ricche di memoria di questa regione. Sono numerosi i fotografi che, attratti dal mistero della cosiddetta “città fantasma”, vengono qui a fotografare le testimonianze della vita prima del 1968.

Infatti, quello che resta oggi di Poggioreale non sono altro che le rovine di un catastrofico terremoto che, nel gennaio del 1968, ha colpito la valle del Belice e raso al suolo alcuni dei paesi del territorio. I ruderi sembrano essere rimasti lì a testimoniare l’irruenza della natura, contro la quale restiamo impotenti, e sembrano raccontare di un’epoca perduta.

ruderi di poggioreale la città fantasma
Il territorio è molto fertile ed offre grandi distese di vigneti che producono alcuni dei vini più pregiati della regione.

I ruderi di Poggioreale sorgono su un territorio collinare nella Valle del Belice, vicino al fiume omonimo.

Tra questi il Nero d’Avola, il Cabernet ed il Syrah.

Per ragioni di sicurezza, ma soprattutto economiche, si decise di non restaurare le rovine del paese, che fu invece ricostruito alcuni chilometri più a valle.

Il luogo è così suggestivo che non attrae soltanto fotografi da tutto il mondo, ma anche registi cinematografici che scelgono i ruderi di Poggioreale come set per le loro riprese. Ricordiamo, tra i film girati qui, Malena e L’uomo delle Stelle di Giuseppe Tornatore e La Piovra di Damiano Damiani.

ruderi di poggioreale la città fantasma

Anche noi, attratti dal mistero della città fantasma, ci siamo recati qui muniti di macchina fotografica per scattare qualche bella foto tra i ruderi di Poggioreale. Tuttavia, quando siamo arrivati, siamo rimasti sorpresi nel trovare il cancello d’ingresso alla vecchia città chiuso.

E non eravamo i soli ad essere rimasti delusi! C’erano infatti alcuni turisti inglesi e tedeschi che, dopo aver dato uno sguardo da fuori il cancello, se ne sono andati via. Eppure sapevamo che era possibile visitare il paese. Cosa era cambiato?

Ruderi di Poggioreale, la città fantasma

L'associazione Poggioreale Antica

A rispondere alle nostre domande, è arrivato in soccorso uno dei soci di Poggioreale Antica. Si tratta di un’associazione di volontari del luogo che si occupa della riqualificazione della vecchia città. Grazie al loro lavoro, tra le altre cose, l’antico palazzo Agosta è stato trasformato in un museo. Qui sono raccolti oggetti di memoria recuperati tra le macerie, che ricordano una civiltà scomparsa: una culla, riviste, giornali, attrezzi agricoli, lettere, foto in bianco e nero e così via. Tra le altre cose, i volontari hanno inoltre ristrutturato un antico abbeveratoio, che serviva per lavare i muli.

Purtroppo, circa 6 mesi fa, la nuova amministrazione ha chiuso i cancelli della città ed ha impedito l’accesso al pubblico, sembrerebbe per ragioni di sicurezza. Era evidente la delusione negli occhi del volontario di Poggioreale Antica, il quale vedeva vanificati gli sforzi della loro riqualificazione. Un vero peccato per tutti i turisti che vengono da queste parti. Anche se in zona non mancano certo luoghi interessanti da visitare.

ruderi di poggioreale la città fantasma

Il Cretto di Burri di Gibellina vecchia

Siamo comunque riusciti a scattare qualche foto da fuori la città, al cui interno si svolgevano esercitazioni dei vigili del fuoco. Lasciandoci i ruderi di Poggioreale alle spalle abbiamo così guidato verso Gibellina vecchia.

Anche questo paese è stato colpito dal terremoto del 1968 ma, a differenza di Poggioreale, è stato completamente raso al suolo e di esso non resta più nulla.

Dove prima sorgeva il paese, c’è ora un’opera d’arte, un monumento alla memoria.

Non parliamo di un monumento qualsiasi, ma di un’idea originale di Alberto Burri, che ha creato un’opera di Land art. Si tratta di un enorme monumento che sorge dove prima c’erano le macerie e che ripercorre le vie dell’antica città. In pratica Burri decise di compattare le macerie, creando una colata di cemento bianco fino a formare quello che oggi è conosciuto come il Cretto di Burri. Si sono formate così una serie di fratture di cemento sul terreno, che stanno a rappresentare il congelamento della memoria storica di Gibellina vecchia.

Con i suoi blocchi alti oltre 1 metro e mezzo e la sua superficie di circa 80.000 m2 sul dorso della collina, il Cretto di Burri, una delle opere d’arte contemporanea più estese al mondo, è visibile sin dall’autostrada.

cretto di burri - gibellina vecchia - ruderi di poggioreale la città fantasma

Abbiamo così camminato tra i blocchi di cemento

ci siamo arrampicati su questa opera d’arte ed abbiamo ammirato il paesaggio da lassù, scattando qualche foto qua e là.

Anche Gibellina, come Poggioreale, è stata ricostruita qualche chilometro più a valle. La città nuova divenne un laboratorio di sperimentazione artistica. Vennero chiamati numerosi artisti di fama mondiale per riempire con opere d’arte lo spazio urbano, facendo di Gibellina un museo “open air” di architettura moderna.

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Cretto di Burri - Photo shooting
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Cretto di Burri - Photo shooting

Il fascino delle città fantasma

Ero già stata in Sicilia altre volte, ma non conoscevo ancora questi luoghi se non di nome, associandoli all’evento catastrofico del ‘68. E’ sempre impressionante visitare le città fantasma, dove una volta, neanche tanto tempo fa, vivevano migliaia di persone.

L’Italia è, ahimè, piena di posti come questi, distrutti ed abbandonati, dove il tempo sembra essersi fermato. Mi vengono in mente, solo per fare un esempio, alcuni paesi dell’Irpinia in seguito alla catastrofe del terremoto del 1980.

Ma la voglia di ricostruire e di ricominciare, talvolta in altri luoghi, dimostra la grande forza di volontà di popolazioni che non si arrendono di fronte all’impeto della natura.

 

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